I filosofi
Filosofi classici

ROUSSEAU
(1712-1778)
Jean-Jacques Rousseau (Ginevra 1712, Ermonville, presso Senis, 1778) filosofo svizzero di lingua francese, ha avuto una vita inquieta e densa di avvenimenti. Già all'età di sedici anni abbandono la città natale per girovagare, guadagnandosi da vivere con ogni tipo di lavoro, il più frequente dei quali, e al quale ricorreva nei numerosi momenti di necessità, fu trascrittore di musica. Grazie alla sua vasta cultura letteraria e musicale ebbe modo di intrecciare delle relazioni profonde e ricche di affetto (Madame de Warens) o di avere l'incarico di precettore, ma fu anche ambasciatore francese a Venezia.
Nel 1740, a Parigi, fece rappresentare in una casa privata la sua opera lirica Le Muse galanti, e conobbe Madame d'Epinnay che lo introdusse nel mondo degli intellettuali e nei salotti della capitale dove incontrò, tra gli altri Diderot e Condillac. Cominciò a collaborare all'Encyclopedie con articoli di carattere musicale e con la voce "economia politica".
Nel 1750 l'accademia di Digione bandì un concorso sul tema: "Se il progresso delle scienze e delle arti abbia contribuito a migliorare i costumi." Colto da improvvisa ispirazione Rousseau svolse il tema dando una risposta negativa (Discorso sulle scienze e le arti) e fu un successo che gli diede anche larga fama. Nonostante ciò rifiutò la notorità, addirittura non volle incontrare il re; da qui iniziò a rifiutare, e a essere rifiutato dagli amici philosophes al punto da interrompere la sua collaborazione con l'Encyclopedie che lui riteneva fosse inutile ed ancorché dannosa. Alcuni anni dopo, in occasione di un altro concorso bandito dalla stessa accademia, scrisse il discorso I fondamenti della disuguaglianza fra gli uomini (1755), che ebbe grande risonanza.
Durante la sua lunga frequentazione con Madame de Warens, che inizialmente lui chiamava "maman" ma che in seguito si trasformò in una densa e travagliata relazione amorosa, si convertì al cattolicesimo. Tornato a Ginevra, però, si riavvicinò al calvinismo ed entrò definitivamente in polemica con gli ex-amici philosophes.
Ritiratosi, solitario, nella dimora dell'Ermitage -offertagli da Madame d'Epinay- scrisse Giulia o la nuova Eloisa (1561), Emilio o dell'educazione (1762) e Contratto sociale (1762), le sue maggiori opere. Altre opere, molte delle quali uscirono postume, sono: Meditazioni di un viandante solitario (1782), Dialoghi, Confessioni.

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