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Ad eccezione di pochi dati biografici certi, anche se incerti per quanto riguarda le date precise, la vita di Platone resta un mistero, così come è per la cronologia delle sue opere. Platone è nato nel 427 o nel 428 a.C., da una ricca famiglia della aristocrazia ateniese.
Platone venne in contatto con Socrate già da adolescente e diventa suo discepolo rimanendigli accanto fino alla sua morte. Platone fece un primo viaggio nell'Italia del sud e a Siracusa incontrò Dionisio il Vecchio (430-367 a.C., fu un tiranno di Siracusa). Fra la morte del suo maestro e il primo viaggio in Italia, Platone scrive molti dei dialoghi, fra cui l'Apologia di Socrate, Il Banchetto, Cratilo, Menone, Fedone, Protagora. Nell'occasione di un suo secondo viaggio in Italia, Platone prova ad influenzare il tiranno Dionisio il Giovane, successore di Dionisio il Vecchio.
Fra questi due viaggi fonda l'Accademia di Atene. tra il 385 e il 370 scrive Fedro, La Repubblica, Fedro e Teeteto, in seguito -tra il 37o e 346, Fileto, la Politica, il Sofista, Timeo e Crizia, mentre lascia incompleto il dialogo sulle Leggi.
IL PENSIERO
Slegare per rilegare meglio
Slacciare i legami con i corpi, riunire armoniosamente i cittadini entro la città o le parte dell'anima fra loro... Che sia una questione di conoscenza, di morale o di politica, il filosofo platonico sembra un ricreatore di legami.
Platone non è solo l'inventore delle forme riconoscibili o del filosofo re, è anche un grande creatore di concetti. Fra questi, il concetto di legame, attraverso il quale diventa possibile una rilettura di tutta l'opera di Platone.
Riprendiamo l'allegoria della caverna. Il giudizio di Platone sulla nostra condizione umana è senza appello: siamo intrappolati da legami talvolta inestricabili. Alcuni dipendenti dallo statuto incarnato dalla condizione umana, a metà fra gli animali e gli dei, altri derivanti da costrizioni che pesano sull'anima a seconda che abbia scelte la vita privata o pubblica. Quello che dà forza a queste costrizioni alienanti è che si fondano tutte, in ultima istanza, sulla concezione di Platone sul divenire, definito di volta in volta come caos di forze e pulsioni o come caos di eventi.
L'anima deve tendere alla giustizia Fedone non dice altro perché Socrate, da una parte, ha definito la filosofia come la liberazione dell'anima dai legami col corpo (fino ad arrivare alla morte) e, d'altra parte, spiega la necessità di stabilire delle realtà veramente reali e in sviluppo. Svincolare l'anima dal corpo che la porta, fare filosofia, ricostruire nuovi quei nuovi legami che fondono l'anima con la sua parte divina, l'intelletto e la sua parte intellegibile. Slegarsi per legarsi meglio, questo è nel nocciolo la sostanza del pensiero platonico, la cui forza straordinaria e l'originalità dei suoi progetti etici, politici e cosmologici possono ancora apparire come nuovi.
Dopo la diagnosi dovrebbe viene il rimedio. Come rendere l'anima giusta? Con l'adesione alla Repubblica, la quale riunisce in sè tutte le parti che tirano in senso contrario (la parte appetitiva, la parte ardente o energetica, la parte razionale) si concretizza l'armonia razionale, sul modello della melodia musicale. Al tempo stesso la città giusta sarà tale se le sue tre classi (la classe maggioritaria di chi si occupa della produzione di ciò che serve, la classe delle guardie, la classe dei pilosofi regnanti) risultano coordinate e legate all'anima e alle anime di cittadini.
La potenza unificatrice del bene L'unificazione della molteplicità in una comunità politica stabile trova, alla fine, dentro l'organizzazione del suo stesso universo, un paradigma indispensabile. Perché come è detto nel Il Timeo, che parla del Demiugo l'artgiano divino che ha forgiato l'universo in forme intellegibili, non cercare di coordinare le varie forze al fine di trovare una armonia e coerenza senza la quale le stesse forze non potrebbero esistere e coesistere? La soluzione sta proprio nella necessità della giustizia, che è l'unica via d'uscita per garantire la coesistenza. L'unificazione del mondo non dipende dalla volontà arbitraria del Demiurgo, ma dalla ricerca del principio del migliore: solo anelando e tentando di raggiungere il bene, il meglio, la giustizia, sarà possibile raggiungere l'armonia dell'universo.
Il filosofo, che ne La Repubblica viene presentato come la persona che porsonifica il bene e la giustizia raggiunti grazie all'uso della massima razionalità, sarà il re repubblicano capace di governare e convogliare le forze unificatrici della città verso il bene e la giustizia. Ma perché il filosofo re sarà capace di ottenere questi risultati? Perché il filosofo è portatrice di una esperienza di un particolare legame fra corpo e amina. Non solamente, ogni volta che lui pensa, lui scioglie l'anima dal suo corpo, dalle sue personali esigenze: l'anima del filosofo è attraversata da due correnti energetiche, l'amore verso la verità e la reminiscenza o il ricordo o, in ultima analisi, la conoscenza.
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