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Comportarsi razionalmente nella vita di tutti i giorni è possibile?, e, soprattutto è plausibile? Nell’immaginario comune la logica e le persone che si comportano dimostrandosi logiche e razionali sono viste come persone fredde, un po’ fuori dal comune, a volte buffe, ma sottosotto sono anche ammirate ed invidiate per la loro scienza e conoscenza. Alcuni inoltre, sono propensi a ritenere che le persone troppo razionali non sono felici o provano dei sentimenti un po’ attutiti o sbiadidi, proprio a causa di ciò. Ma non è più così. I timorosi ammiratori della razionalità, o i severi praticanti della razionalità ora sanno che la ragione è stata sdoganata dal marchio di freddezza e severità, perché le è stata riconosciuta una collaborazione fondamentale di cui si serve abitualmente e sistematicamente: la collaborazione dei sentimenti. |
Marcel Duchamp, "Nudo che scende le scale" (1911-12)
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"Il disinganno, 1752" (Francesco Queirolo, 1704-1762. Napoli, Cappella San Severo).L'angelo bambino è la razionalità che libera l'uomo, vecchio, dalla rete delle pulsioni emotive. |
La razionalità è quella funzione cognitiva che guidando i pensiero e le decisioni determina i comportamenti dell’uomo. La razionalità ha sede nel cervello. Il primo filosofo-matematico-scienziato a fare in modo chiaro questa affermazione fu Cartesio (René Decartes, francese, 1596-1650). La sua teoria sosteneva, inoltre, che le emozioni, la funzione che controlla la reattività e l’adattabilità dell’organismo alle diverse situazioni esterne, hanno una origine fisiologica anch’esse ma ben diversa e separata dalla razionalità. Infatti esse, sosteneva Cartesio, hanno sede nel cuore. Non bisogna aspettare molto perché un altro filosofo, Baruch Spinoza (olandese 1632-1677), considerato il padre dell’illuminismo, confuti la tesi cartesiana formulandone una fondata sulla sostanziale unitarietà dei circuiti fisiologici della ragione e delle emozioni, entrambi collocati nel cervello. |
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Facciamo un salto ai nostri giorni e diamo uno sguardo alle scienze cognitive: nel 1994 Antonio Rosa Damasio ha pubblicato un libro che da molti è considerato una pietra miliare nel dibattito “razionalità-emozioni” intitolato: “L’errore di Cartesio. Emozioni, ragione e cervello umano.”
In questo libro lo scienziato (Antonio Rosa Damasio, nato nel 1944, portoghese residente negli Stati Uniti) sostiene la tesi della relazione fondamentale fra ragione e sentimenti e dimostra che la localizzazione cerebrale di questa stretta relazione sta nelle aree linguistiche del cervello. Sostiene, inoltre, che tale relazione, frutto della evoluzione e dell’adattamento del cervello, è assolutamente necessaria tanto per il buon funzionamento del ragionamento quanto per l’esistenza del linguaggio e delle emozioni. |
Antonio Damasio, "L'errore di cartesio. Emozioni, razionalità e cervello umano" (1994)
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La mappa concettuale è uno dei tanti modelli grafici del pensiero, inteso come conservazione di concetti e come processo di ragionamento.
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Noi ragioniamo, siamo capaci di portare a termine un discorso logico, comprensibile e coerente. Di più, siamo capaci di comunicare agli altri il nostro ragionamento o di capire i ragionamenti che gli altri fanno. Di più siamo capaci di tradurre in pratica, attraverso comportamenti e scelte, le conclusioni dei nostri ragionamenti. Ma noi non siamo solo ragionamento perché, a latere di questa favolosa facoltà della mente ce ne sta un’altra, che lavora parallelamente ad essa, una fantastica facoltà chiamata emotività la quale collabora col ragionamento per produrre scelte e comportamenti. Collabora in modo così fattivo e reale che, a volte se non spesso, sembra che il comportamento prodotto da tanto lavoro cerebrale sia irragionevole. Sembra, insomma che l’emotività prevalga sul ragionamento. |
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Ma allora, come stanno le cose? Le prove neuro-cognitive portate da Damasio e colleghi sono evidenti, anche se il dibattito è ancora aperto su moltissimi dettagli più o meno importanti. Quel che è certo è che Cartesio ha sbagliato e che l’ipotesi di Spinoza è stata provata. Ciò non esclude altri argomenti per i filosofi e soprattutto non toglie interesse a vedere cosa è, effettivamente la RAZIONALITA’ IN PRATICA, desiderio conoscitivo che si traduce in una domanda pratica “CI SI COMPORTA RAZIONALMENTE O EMOTIVAMENTE? QUALE DEI DUE PREVALE? E’ POSSIBILE FAR PREVALERE L’UNO O L’ALTRO INTENZIONALMENTE? |
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![]() Ilaria Mugnaini, Tango lovers n.2 Willy Neubert, Giocatore di scacchi |
Il modello razionale che viene subito in mente è quello della pianificazione del comportamento e delle scelte, mentre il modello emotivo è quello della spontaneità e della reattività agli stimoli. Come sempre, la figura del filosofo suggerisce la calma, ed una reattività saggia o ragionata. A qualcuno può sembrare facile, ad altri no. Ma si può modellare ed educare il comportamento, sia verso un accrescimento della razionalità, che verso l’accrescimento della spontaneità o dell’istintività. Le spiegazioni di Damasco ci dicono che fra ragione e sentimenti esiste il linguaggio: parliamone allora! E la consulenza filosofica usa proprio il linguaggio mediatore per rendere la persona più ragionevole senza sminuire l’importanza dei sentimenti e delle funzioni mentali e fisiche ad essi correlati. Non è difficile capire se una persona tende ad essere “sentimentale” o “razionale.” In alcuni casi dopo pochi minuti trascorsi con una persona appena conosciuta, in base a quanto dice o fa, siamo in grado di classificarla in uno dei due gruppi. |
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ESERCIZIO 1
Prima versione di un breve dialogo fra Lei e Lui: “Lei è molto razionale, signora” Seconda versione di un breve dialogo fra Lei e Lui: “Lei è molto razionale, signora” “Come a ha fatto a capirlo?” Risponde la signora con un po’ di compiaciuto distacco. “Certe cose le capisco subito, prima guardo e poi faccio due più due…” “Ma guarda da che pulpito vien la predica!” Domanda: In una versione abbiamo due persone entrambe tendenti al razionale, mentre in un altro le due persone sono una verso il “razionale” e l’altra verso il “sentimentale”, riesci a distinguere i casi? |
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Esercizio 2
Sappiamo che i topolini sono molto intelligenti: come molti esperimenti hanno dimostrato, essi sono in grado di sviluppare una strategia razionale per raggiungere il loro obiettivo. Cioè un buon boccone di formaggio o mettersi in salvo dall’attacco di un gatto. Immagina questa scena: un topolino fa capolino da una fessura della porta e sente, nella stanza un forte profumo di formaggio provenire dal centro della stanza. Guarda e, infatti, scorge sotto un tavolo, vicino alla gamba della sedia qualcosa che ha tutta l’aria dei essere cibo succulento. Nella stanza non c’è nessuno. Esce deciso e corre per un po’ lungo la parete, senza perdere il contatto olfattivo col cibo profumato che ora si trova quasi alle sue spalle.
Lui sa che si sta allontanando ma continua fino all’angolo della stanza che vede un po’ più avanti. Gira e percorre il nuovo lato della stanza: ora sente che sta avvicinandosi al cibo che continua ad avere alla sua sinistra, come prima. Ad un tratto si ferma, punta il muso sollevato nell’intento di annusare la stanza verso la fonte del cibo e, un po’ titubante, affronta lo spazio aperto.
Domanda
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ESERCIZIO 3
Conversazione fra Sentimentale e Razionale a partire dalla grandezza allucinante del jackpot. |
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Razionale “Per la seconda volta, quest’anno, il Jackpot supera i 120 milioni di euro!” |
Sentimentale “E’ una cifra quasi incredibile. Con tutta la gente che gioca, non esce e continua a salire.” |
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Razionale “Per la verità, l’uscita del jackpot è indipendente dal numero di partecipanti” |
Sentimentale “In effetti non pensavo a questo. Pensavo alla vincita sorprendente e al numero di persone che lasciano coinvolgere e, magari ci sperano” |
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Razionale “E perché non si dovrebbe. E’ una cifra che ti cambia la vita, anche se non sarebbe così facile gestirla.” |
Sentimentale “Hai ragione, sai quanta gente ti si appicicherebbe addosso se vincessi. E’ pur vero che i soldi sono così tanti che potresti far felice tante persone. Certo ce ne sarebbe per tutti i parenti e gli amici e ne resterebbe ancora per tutto il resto la vita.” |
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Razionale “Pensa che anche decuplicando quello che prendo attualmente al mese, potrei vivere altri 60-70 anni senza lavorare. Morirei prima di consumare il capitale. Se poi lo investissi in buoni del tesoro, potrei vivere nel lusso per altri 100.” |
Sentimentale “Non sarebbe male. Ma ci vuole fortuna per azzeccare i sei numeri.” |
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Razionale “C’è una probabilità su più di 6 miliardi di combinazioni” |
Sentimentale “E se fosse scritto nel libro del destino?” |
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Razionale “Non farmi ridere. Il libro del destino…” |
Sentimentale “Lo anch’io che non esiste il libro del destino, e nemmeno un dio –uno di quelli minori- che propizi l’uscita dei tuoi numeri. Ma ipotizziamo che il libro ci sia e che su questo libro sia scritto che vincerò il Jackpot, e quando…” |
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Razionale E quando morirai, anche. |
Sentimentale Certo. Mi dico, però, che allora la mia vincita non è più dovuta al caso, ma al destino. La mia fortuna è avere già scritto, e non lo sapevo, un destino favorevole. |
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Razionale Molto favorevole. Così favorevole che avresti potuto benissimo fare a meno di spendere l’euro per la giocata che, in qualche modo, i soldi ti sarebbero arrivati lo stesso. |
Sentimentale Per pignoleria dovremo dire che i numeri mi sarebbero arrivati. |
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Razionale Esatto. Ma come? |
Sentimentale Qualcuno mi regalava una giocata. |
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Razionale Oppure trovavi per terra una giocata persa da qualcuno nel cui libro non era contemplata la vincita. |
Sentimentale Pensa, il poveretto ha perso almeno tre volte: la ricevuta della giocata, la cifra e la scritta del destino. |
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Razionale E’ vero, ma anche sapendolo non potrebbe lamentarsi perché se non c’è scritto, non c’è nulla da fare. |
Sentimentale Se lo conoscessi potrei rimediare a dargli almeno la metà della vincita. Se non tutta, per (im)perfetta onestà. |
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Razionale Ma tu non potrai mai conoscerlo, altrimenti nel suo libro del destino sarebbe stato scritto che lui apparteneva alla categoria di quelli che vincono senza giocare. |
Sentimentale Non è vero, perché lui vince sì la somma che io gli passo, ma è pur vero che ha anche giocato: e ha giocato quei numeri che hanno vinto. |
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Razionale Quindi nel libro del destino sarebbero scritte due cose in contraddizione fra loro. Quale delle due non è vera? |
Sentimentale Secondo me la domanda cruciale è se il libro del destino può entrare in contraddizione: dire una volta il vero e un’altra il falso. Certo, che se fosse così, sarebbe un destino zuzzurellone e irrispettoso. |
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Razionale Dispettoso alquanto, direi. Ma se lo vedessimo come un diario che segue rigorosamente il succedersi del tempo e degli avvenimenti, potremmo ipotizzare che in un giorno il libro scrive una cosa e il giorno dopo può scrivere il suo opposto. Il tempo non va in contraddizione: oggi gli alberi sono spogli e fra un mese cominceranno a fiorire. |
Sentimentale Ma può andare in contraddizione relativamente allo stesso fatto? Se fosse così il titolare del libro del destino può ricorrere in appello… Mi pare una soluzione troppo banale, per una cosa così importante come il destino. |
Seconda Parte | |
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Razionale “Lasciamo da parte il destino. Ci siamo infervorati nella conversazione che ci si stava dimenticando che sia tu, sentimentalone, ed io, razionalistone, non crediamo che il destino esista. |
Sentimentale “Hai detto bene, non crediamo che esista anche se non sappiamo se esiste. |
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Razionale “Va bene, va bene. Ma vorrei sapere che differenza ci sarebbe fra te, se avessi vinto, e tutti quelli –che sono milioni a sentire i giornali- che non hanno vinto. |
Sentimentale “E’ curioso come usi le parole. Quando ti riferisci a me, dici “Se avessi vinto.” Quindi usando il condizionale lasci aperto una possibilità alla mia vincita, mentre quando ti rivolgi agli altri che non hanno vinto, usi il presente.” |
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Razionale Perché ti meravigli i fatti sono così perché un “tu” teorico vincitore esiste, pur non sapendo chi sia –e per questo uso il condizionale quando mi rivolgo ad un “tu” reale come sei tu. Mentre un gruppo reale di non vincenti esiste con assoluta certezza in ogni estrazione.” |
Sentimentale “Mi viene da pensare che la grammatica è più forte della logica” |
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Razionale Calma, calma. Con queste osservazioni ti addentri in argomenti assai specialistici.” |
Sentimentale “E’ vero, eppure proprio la scorsa settimana ho scritto un pezzetto per la recita di fine anno del primo corso di italiano per stranieri. Prendi, ne ho una copia in tasca” |
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Razionale “Ti rifaccio la domanda: che differenza c’è fra chi ha vinto e chi no?” |
Sentimentale “Va a vedere il conto corrente. Non ti basta?” |
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Razionale “Beh, se avesse vinto Paperon de Paperoni, direi che la differenza c’era anche prima. Ma la mia domanda non riguardava il risultato –non fare confusione- bensì il fatto in sé. L’ontologia del fatto, per dirla da filosofo. |
Sentimentale Allora delimitiamo il fatto. Mi sembra che ci riferiamo ad una “vincita connessa ad una giocata.” Vero? Io vedo immediatamente due gruppi: i vincitori e i perdenti. Parlo di perdenti perché effettivamente sono persone che hanno investito una cifra e l’hanno persa, piccola o grande che fosse. |
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Razionale “Sono d’accordo con te sulla delimitazione del fatto. Ma preciso che i gruppi sono quattro e derivano dalla combinazione dei due sotto-eventi che compongono il fatto. Ecco i gruppi:
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Sentimentale “Se la metti in termini così ricolori, la differenza fra il vincitore e i perdenti sta nella appartenenza a gruppi diversi: al gruppo a) e al gruppo b). Poi, per quanto riguarda il gruppo d) è chiaro, c’è sempre qualcuno che ignora il gioco o lo evita. Ma cosa mi dici del gruppo c)?” |
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Razionale “Il gruppo c) è un gruppo che la teoria dei gruppi, e anche la teoria degli insiemi, vogliono che esista. Così pure la logica lo vuole.” |
Sentimentale “E’ la statistica che non lo vuole e non lo considera. Vero? Dimmi se sbaglio, tu che sei un razionalista rigoroso e che conosci la matematica e le sue applicazioni.” |
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Razionale “Prendimi in giro, Sentimentale, perché sai bene che il gruppo d) è quello che tanto viene utilizzato nella letteratura, nella poesia e nell’arte. Come vedi lo rispettiamo pure noi matematici e lo “vogliamo.” Solo la statistica classica, quella Cartesiana e quella Gaussiana, lo ignorano, ma un paio di secoli dopo, un nostro statistico Bruno de Finetti, ha cominciato a tenerne conto. Ora, poi, con la “logica fuzzy” questa categoria è rientrata alla grande. Come vedi il rigore attuale tende un abbraccio ai sentimenti.” |
Sentimentale “Non so sentirmi rinfrancato o allarmato, ma se mi rifugio nella immaginazione, più o meno probabile o verosimile, posso trovare tante situazioni che rientrano nel gruppo d). Una l’abbiamo detta prima, il vincitore ha trovato un biglietto perduto. Un’altra è quella di un regalo: una persona regala il biglietto al futuro vincitore. In questo caso il signore che ha comprato il biglietto ha effettivamente giocato e non vinto –categoria b)- mentre il vincitore non ha giocato e ha praticamentie vinto –categoria d). |
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Razionale Non hai risposto alla mia domanda su ‘cosa differenzia il vincitore dal perdente’ ma mi hai aiutato a rispondere. Rimanendo al fatto la differenza sta nella appartenenza ad uno dei quattro gruppi. |
Sentimentale S. “Non so dove vuoi parare, ma comincio ad essere inquieto…” |
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Razionale “Hai ragione di inquietarti perché la domanda, o la risposta, ci porta al problema –o al sentimento personale, se vogliamo sdrammatizzare un po’- della Libertà” |
Sentimentale “Mi stai prendendo in giro, giochi sui miei sentimenti e sui principi vitali del mio pensiero. |
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Razionale “Niente affatto. Perché che si tiri in ballo la scappatoia del destino o si resti nel campo della razionalità più logica –interpretata, in questo caso dalla teoria dei gruppi di Cantor e dal tractatus logicus mathematicus ri Russel e Whitehead- la conclusione è che “basta che un tizio qualsiasi organizzi una lotteria, per coinvolgerci tutti, volenti=giocanti o nolenti=non-giocanti” |
Sentimentale “Insomma, mi stai dicendo che per il semplice fatto di esistere e di appartenere ad un gruppo a cui appartengono quelli che volenti entrano nei gruppi della lotteria, tutti gli altri, indipendentemente dal loro volere, rientrano in quei quattro gruppi! |
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Razionale “Sì, credo proprio sia così. Anzi alla luce delle considerazioni linearmente logiche e razionali non c’è via d’uscita.” |
Sentimentale “Per uscirne basta aspettare che la lotteria finisca. E’ una soluzione molto Zen.” |
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Razionale “E’ vero, grazie. Ma non so se io, da buon occidentale, ne sarei capace. Non so se sarei capace di sopportare l’inattività dell’attesa e l’immanenza del risultato, quale esso sia” |
Sentimentale “Perché?” |
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Razionale “Perché una volta nella vita è capitato a tutti di vincere una lotteria. Di essere compresi nel gruppo d) e di aver accettato il risultato con gioia” |
Sentimentale “Io non ricordo di essere mai stato nel gruppo d). Se mi dici di essere stato nel gruppo a) a mia memoria, ricordo pochi eventi anzi pochissimi; se mi dici che sono stato nel gruppo c) ti dico tranquillamente, anche se non sono un giocatore, ma in quel gruppo ci sto stazionando da sempre; per quanto riguarda il gruppo c) ricordo con precisione che da ragazzi c’era una regola, se qualcuno della banda vinceva, doveva condividere la vincita con i compagni, così ha partecipato a qualche festa e condiviso alcuni premi. Ma il gruppo d) mai. |
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Razionale “Mai dire mai. Una volta abbiamo vinto tutti anche se nessuno se lo ricorda…” |
Sentimentale “Si trattava di una corsa?” |
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Razionale “Vedi che l’hai afferrato?” |
Sentimentale “Certo, quando eravamo spermatozoi. E che corsa! Lanciati verso una vincita senza che noi avessimo partecipato, o quantomeno iniziato, al gioco!” |
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Razionale “Quindi dal momento in cui abbiamo ricevuto quel premio, senza esserci giocati nulla, tutto quello che segue necessariamente ci coinvolge.” |
Sentimentale “Destino o pura fortuità statistica.” |
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Razionale Esatto! |
Sentimentale Eppure... |
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