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di Serge Latouche | |||||
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Estratti dal suo libro L'invenzione dell'economia, Bollati Boringhieri, 2010. Dalla Prefazione alla edizione italiana. "Ovviamente, sostenere la decrescita per la decrescita sarebbe insensato, ed è in questo senso che lo slogan è provocatorio. Ma altrettanto insensato è sostenere la crescita per la crescita, come fanno gli esperti, tutte le autorità e i politici. Significa confondere il mezzo con il fine ed ignorare i limiti del pianeta. Basti pensare che con il tasso attuale di crescita della Cina (10%) si ottiene una moltiplicazione di 736 volte per secolo. Con un aumento più modesto del PIL, pro capite, diciamo del 3,5 per cento annuo, si ha una moltiplicazione 31 volte in un secolo, [...], 961 volte in due secoli e 16.000 volte in tre secoli! [...] Anche un bambino di cinque anni può capire che una crescita infinita è incompatibile con un pianeta finito. Soltanto una fede tenace e irrazionale nel progresso può spiegare il fatto che gli economisti e i loro adepti continuino a non capirlo. (Pag.IX) La fede dogmatica e religiosa della santa crescita mette il paraocchi e impedisce di vedere l'evidenza. (Pag.X) Non si tratta di sostituire una buona economia a una cattiva economia, una buona crescita o buono sviluppo a una cattiva crescita o cattivo sviluppo, con una colorazione verde o di socialità ed equità, immettendo dosi più o meno forti di regolazione statale o di ibridazione con la logica del dono e della solidarietà. Si tratta piuttosto di uscire senza mezzi termini dalla economia. Questa formula generalmente viene fraintesa, in quanto è difficile per i nostri contemporanei prendere coscienza del fatto che l'economia è una religione. Quando diciano che a rigore dovremmo parlare di acrescita come di ateismo, si tratta proprio di questo: di diventare atei della crescita e dell'economia. (Pag.XI) Noi rifiutiamo l'idea di una essenza o di una sostanza, in altre parole di un universale "economia". [...] Uscire dall'economia significa uscire dal capitalismo e rompere con l'occidentalizzazione del mondo. Si tratta di un cambiamento di civiltà, né più né meno. (Pag.XIV-XV) ... non abolirà né ill denaro, né i mercati, né il lavoro salariato. Ma al tempo stesso non sarà più una società dominata dal denaro, una società del mercato totale, una società salariale. Senza aver soppresso formalmente la proprietà privata dei mezzi di produzione e tantomeno il capitalismo, sarà una società sempre meno capitalistica in quanto sarà riuscita ad abolire lo spirito del capitalismo e in particolare l'ossessione della crescita (e non solo dei profiti). (Pag.XV) | ||||
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Cap.1 COSA SIGNIFICA "INVENTARE L'ECONOMIA"? |
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