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di Ermanno Bencivenga, da Parole che contano. | |||||
![]() Epicuro fu uno dei primo pensatori occidentali ad occuparsi esplicitamente della felicità, e scrisse La lettera a Meneceo sulla felicità ![]() Lao Tseu |
Condizione ideale dell'essere, cui secondo varie dottrine etiche (dette eudemonistiche, o più generalmente teleologiche) è nostro compito tendere e avvicinarci. Noi ci opponiamo in modo deciso alle teorie eudomoniste che dell'obiettivo di questa tensione danno una immagine inerziale e quietistica. Che si tratti della massima utilità per il massimo numero possibile di esseri umani (o senzienti) o della soddisfazione "razionale" alle nostre preferenze individuali, il quadro che risulta è analogo: ogni attività è strumentale e quando la condizione ideale fosse finalmente realizzata non ci resterebbe altro da fare che godere il relativo piacere. Non c'è nei fatti un contrasto tra un atteggiamento che ci invii a conseguire questa felicità e un atteggiamento deontologico (kantiano) che consideri invece il dovere fondamento essenziale dell'azione, indipendentemente dai risultati della medesima. Da un punto di vista empirico (come per altro chiarisce Kant quando discute di teleologia) si finiranno per fare le stesse cose (per noi, prestare affettuosa e sensibile attenzione all'altro). Ma siamo ancora una volta d'accordo con Kant nel non voler comunque basare la nostra etica sulla felicità: che ciascuna forma tragga ispirazione e vantaggio dal dialogo con altre passa in secondo piano rispetto al valore originario che attribuiamo alla cura della diversità.
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