Argomenti di consulenza filosofica
FELICITÀ
di Ermanno Bencivenga, da Parole che contano.

Epicuro fu uno dei primo pensatori occidentali ad occuparsi esplicitamente della felicità, e scrisse La lettera a Meneceo sulla felicità


Lao Tseu

Condizione ideale dell'essere, cui secondo varie dottrine etiche (dette eudemonistiche, o più generalmente teleologiche) è nostro compito tendere e avvicinarci. Noi ci opponiamo in modo deciso alle teorie eudomoniste che dell'obiettivo di questa tensione danno una immagine inerziale e quietistica. Che si tratti della massima utilità per il massimo numero possibile di esseri umani (o senzienti) o della soddisfazione "razionale" alle nostre preferenze individuali, il quadro che risulta è analogo: ogni attività è strumentale e quando la condizione ideale fosse finalmente realizzata non ci resterebbe altro da fare che godere il relativo piacere.
Ci sentiamo più vicini alla posizione aristotelica, nella quale la felicità è legata alla attività di studio e contemplazione e verrebbe immediatamente a cessare quando cessasse questa attività. Di Aristotele approviamo, oltre alla natura attiva che assegna alla condizione ideale, l'enfasi sul carattere non-strumentale dell'attività privilegiata: su quanto in essa si esprima e si affermi la nostra libertà dai bisogni, la gratuità di un impegno e una ricerca del tutto fini a se stessi (di quello che dunque, nei nostri termini, definiremo un gioco). Ma non può trattarsi, per noi (in contrasto con Aristotele), di studio e contemplazione di verità eterne: la pienezza dell'essere (dell'essere di ciascuno di noi, come dell'essere in quanto tale) consiste nel suo costante confronto con la sua molteplicità, nella crescente consapevolezza della sua natura plurale, nel progressivo reciproco arricchirsi dei suoi diversi punti di vista. Felicità è dunque ciò che si prova quando si presta affettuosa e sensibile attenzione all'altro e per suo tramite si sviluppano le proprie potenzialità, anzi si scoprono potenzialità sempre nuove che l'altro risveglia in noi. Felicità è esperienza del Bene.

Non c'è nei fatti un contrasto tra un atteggiamento che ci invii a conseguire questa felicità e un atteggiamento deontologico (kantiano) che consideri invece il dovere fondamento essenziale dell'azione, indipendentemente dai risultati della medesima. Da un punto di vista empirico (come per altro chiarisce Kant quando discute di teleologia) si finiranno per fare le stesse cose (per noi, prestare affettuosa e sensibile attenzione all'altro). Ma siamo ancora una volta d'accordo con Kant nel non voler comunque basare la nostra etica sulla felicità: che ciascuna forma tragga ispirazione e vantaggio dal dialogo con altre passa in secondo piano rispetto al valore originario che attribuiamo alla cura della diversità.

ARGOMENTI FILOSOFICI
HOME
PAGINA PRECEDENTE